A galla

Luglio 2022-Castiglione della Pescaia ( foto personale)

Chiari mattini,

quando l’azzurro è inganno che non illude,

crescere immenso di vita,

fiumana che non ha ripe né sfocio

e va per sempre,

e sta- infinitamente.

Sono allora i rumori delle strade

l’incrinatura nel vetro

o la pietra che cade

nello specchio del lago e lo corrùga.

E il vocio dei ragazzi

e il chiacchiericcio liquido dei passeri

che tra le gronde svolano

sono tralicci d’oro

su un fondo di cobalto,

effimeri…

Ecco, è perduto nella rete di echi,

nel soffio di pruina

che discende sugli alberi sfoltiti

e ne deriva un murmure

d’irrequieta marina,

tu quasi vorresti, e ne tremi,

intento cuore disfarti,

non pulsar più! Ma sempre lo invochi,

più netto batti come

orologio traudito in una stanza

d’albergo al primo rompere dell’aurora.

E senti allora,

se pure ti ripetono che puoi

fermarti a mezza via o in alto mare,

che non c’è sosta per noi,

ma strada, ancora strada,

e che il cammino è sempre da ricominciare.

Eugenio Montale

Dalle nove

Foto di Ferdinando Scianna

Dodici e mezza. È scorso presto il tempo,

dalle nove, che accesi la lampada

e mi sedetti . Fermo, senza leggere,

senza parlare. Con chi mai parlare,

qua, solitario, in questa casa vuota!

E la parvenza del mio corpo giovine,

dalle nove che accesi la lampada,

venne, e mi colse, e mi destò memoria

di certe stanze chiuse profumate,

d’un remoto piacere ( e temerario!)

E mi recò dinanzi agli occhi strade

che nessuno conosce più, locali

colmi di movimento, ora spariti,

e teatri e caffè, che c’erano una volta.

E la parvenza del mio corpo giovine

venne e m’addusse le memorie amare:

separazioni, lutti in famiglia,

sentimenti dei miei, sentimenti

dei morti, di così poco rilievo.

Dodici e mezza. Com’è scorso il tempo.

Dodici e mezza. Come scorsero gli anni.

Kostantinos Kavafis

Candele

Immagine presa da Pinterest

Stanno i giorni futuri innanzi a noi

come una fila di candele accese

dorate, calde e vivide.

Restano indietro i giorni del passato,

penosa riga di candele spente:

le più vicine danno fumo ancora,

fredde, disfatte e storte.

Non le voglio vedere: m’accora il loro aspetto,

la memoria m’accora il loro antico lume.

E guardo avanti le candele accese.

Non mi voglio voltare, ch’io non scorga, in un brivido,

come s’allunga presto la tenebrosa riga,

come crescono presto le mie candele spente.

Kostantinos Kavafis