“Emozioni”

Il brano di Mogol / Battisti dell’ ottobre 1970 fa parte dell’Album omonimo, il terzo pubblicato da Lucio Battisti. La composizione di questa canzone fu ,al contrario delle altre, piuttosto lunga e risale al viaggio a cavallo ( Milano- Roma) che i due artisti avevano compiuto l’estate del 1970. La parte musicale Battisti la scrisse proprio durante il viaggio e poi registrò la musica su un nastro e lo lasciò a Mogol per consentirgli di comporre il testo con calma. Mogol scrisse il testo in due momenti: una prima parte a casa e la seconda parte in automobile mentre era al volante e con la famiglia in auto ,quindi dovette sforzarsi di non dimenticare i versi che componeva. In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera Mogol dice:” Ho raccontato storie che mi riguardavano, che nascevano da esperienze personali o di persone vicine a me. Non ho mai fatto fiction, mi sono sempre legato a fatti e sentimenti vissuti, ecco il motivo per cui la gente si identifica. E in proposito ho un rammarico per Emozioni, perché poi mi sono sentito un po’ responsabile della frase:” …e guidare come un pazzo a fari spenti nella notte…”. Temo che qualcuno ci abbia provato, e spero vivamente che non gli sia successo un incidente….Oggi quella frase non la scriverei più, per non mettere a rischio la vita di chi ascolta. ”

Posso replicare a Mogol che ciò che ha detto è capitato davvero: un’ estate in Val d’Orcia un mio caro amico di circa vent’anni ( nonché artista e pittore famoso) ,certo un po’ folle, ha sfasciato l’ auto del padre provando l’ebbrezza della guida ad occhi chiusi e si è ritrovato in un campo di grano,uscendo per fortuna incolume dalla macchina. Il padre, del ragazzo, saggiamente non gli ha prestato più la sua auto ! D.

In fondo aveva sempre saputo di essere lei ,l’amata.

💌Elsa Morante: ” L’amore vero è così: non ha nessuno scopo e nessuna ragione, e non si sottomette a nessun potere fuorché alla grazia umana. ”

💌Alberto Moravia:” La mia storia è così semplice. Io non ho che te e fuori dal nostro matrimonio che è andato come è andato, non c’è che disordine e solitudine e amarezza per me …per me tu eri e sei una ragione di vita, nel senso che i miei sentimenti migliori (tu forse non lo crederai) si indirizzavano naturalmente verso di te e mi davano l’illusione di un’esistenza non del tutto effimera ed utilitaria. ” ( lettera ad Elsa)

La freccia del Sud

Pietro Mennea vince l’oro olimpico nei 200 metri piani maschili allo Stadio Lenin di Mosca il 28 luglio del 1980.

“Lo sport insegna che per la vittoria non basta il talento, ci vuole il lavoro e il sacrificio quotidiano. Nello sport come nella vita. ”

“Quando ho iniziato a correre i calzoncini me li cuciva mio padre( faceva il sarto). Oggi non mi entrano più, nemmeno al braccio, ma li tengo ancora. Le prime scarpe da gara le ho prese più grandi, dovevo ancora crescere, sarebbero durate.”

Pietro Mennea

La più bella delle creature

“Se cresci senza nessuno che ti dica che sei bello o che sei bravo, senza una parola di conforto che ti rassicuri dandoti il tuo posto al sole nel mondo, niente sarà abbastanza per ripagarti di quel silenzio. Dentro resterai sempre un bambino affamato di gentilezza, che si sente brutto, incapace e manchevole, qualsiasi cosa accada. E non importa se, nel frattempo, sei diventato la più bella delle creature.”

Ferzan Ozpetek

Foto di Steven mc Curry.