Ore 02.30 di notte

Firenze – 4 – novembre-1966 :L’Arno rompe gli argini , Gavinana e Oltrarno allagate.

Ore 5:00 : gli orafi di Ponte Vecchio mettono in salvo i preziosi.

Ore 6.40 : l’Arno si abbatte sulla Biblioteca Nazionale e inonda Santa Croce.

Ore 12: l’acqua è alta sei metri, il centro di Firenze è ormai un fiume di fango.

Questa è una delle targhe nelle strade rimaste a testimoniare fin dove l’acqua si spinse quella buia e triste mattina del 4 – novembre.

Il mestiere di vivere

“Vivere in un ambiente è bello quando l’anima è altrove. In città quando si sogna la campagna, in campagna quando si sogna la città. Dappertutto quando si sogna il mare.”

Cesare Pavese ( Il mestiere di vivere)

Castiglione della Pescaia- Maremma – (foto personale)

Il pan co’ santi

“Il Pan co’ Santi va gustato freddo, meglio se mangiato raffermo di qualche giorno e si unisce ad un fresco vinello non invecchiato. Il vino d’elezione per accompagnarlo è il Vin Santo nuovo insieme all’assaggio del vino dell’ultima vendemmia in prima svinatura ancora aspro e incompleto.”

Giovanni Righi Parenti- suggerimenti tratti da “La Cucina Toscana “.

È un tipico dolce senese che viene preparato in prossimità della festa di Ognissanti e le sue origini si perdono nel passato della città. Tuttavia Giovanni Righi Parenti, grande esperto della cucina senese, attribuiva l’invenzione di questo dolce alla Nobile Contrada del Nicchio.

Il pan co’ santi è un pane farcito di noci, uvetta( i “santi”)e reso saporito da un’abbondante dose di pepe nero .É un dolce rustico e particolare e l’abbinamento dolce dell’uvetta, con il gusto deciso del pepe, la croccantezza delle noci lo rende particolarmente intrigante. Per chi passa da Siena, il mio consiglio è quello di assaggiare quello del Panificio Il Magnifico, uno dei forni storici in pieno centro.

I dolcetti della tradizione

La frutta Martorana veniva confezionata a Palermo dalle suore nel convento di Santa Maria dell’Ammiraglio ( conosciuta come la Martorana, dal nome della nobildonna che fece costruire il monastero benedettino). Racconta la tradizione che il giardino del convento e l’orto fossero fra i più belli della città, il vescovo, incuriosito da tanta fama, decise di far visita al giardino del convento il giorno della festa di Ognissanti , quando gli alberi erano privi di frutta. Le monache allora decisero di creare frutti colorati per decorare gli alberi e abbellire così il giardino.

Così nacque la commercializzazione della frutta di martorana, avviata dalle stesse monache che iniziarono a venderla alle famiglie ricche di Palermo. Tutt’ oggi le vetrine delle pasticcerie di tutta la Sicilia, nei giorni dedicati ai Santi e ai morti, si riempiono di frutta di marzapane .

“Quando ero bambino, ricevevo il regalo il 2 novembre, perché la tradizione voleva che i morti portassero i regali ai loro discendenti. Prima di andare a dormire mettevamo sotto il letto un canestrino, e aspettavamo che il morto/a di casa a cui avevamo scritto una letterina ci portasse i regali. I cestini venivano riempiti di dolcetti di marzapane e poi si andava, con il cestino, a ringraziare il morto al cimitero….il giorno dei morti era una festa meravigliosa….il 2 novembre in tutte le pasticcerie siciliane preparano questi cestini di dolcetti e questo è un modo di conservare comunque la memoria delle tradizioni. Credo che non possa esserci un popolo senza memoria delle proprie tradizioni. Le tradizioni si modificano me è fondamentale continuare a conservarle, in qualche modo, perché in un’epoca come la nostra, che è un’epoca di mutamenti, l’unico modo per non aver paura di tutto ciò che sta avvenendo, è sapere chi sei, senza bisogno di dirlo, di proclamarlo. Ma se sai chi sei, con le tue tradizioni, non perderai mai la tua identità. ”

Andrea Camilleri