Il dolce Lungarno

Può darsi che il Lungarno sia meno ricco di palazzi, meno vario di sfondi di quello fiorentino; ma è più dolce, più aperto.

La bellezza in Toscana è dura, con un velo di grazia; quella di Pisa fa eccezione; è di qualità riposante e favorisce l’abbandono. Pisa è l’antitesi toscana di Siena, città tutta in altura, di linee verticali, dalle vie buie, chiuse una sull’altra come le scaglie di una pigna. Invece Pisa è tutta orizzontale, spaziosa; le sue strade sono ampie e perciò scarse d’ombra; è una città chiara, felice, in cui entrano col vento il sapore del mare, il verde e la frescura delle pinete.

Guido Piovene

Lungarno di Pisa.

Febbre all’alba

Miklós, un giovane ebreo ungherese, nel luglio del 1945,è un sopravvissuto della Seconda guerra mondiale e raggiunge un campo profughi in Svezia. Ridotto pelle e ossa, ammalato di tubercolosi, viene ricoverato ed i medici gli danno pochi mesi di vita. Miklós non si arrende e sceglie di vivere. Scrive a 117 donne ungheresi, come lui, che hanno trovato asilo in un altro campo profughi svedese. Scrivendo queste lettere di una cosa è certo: una di loro diventerà sua moglie. Ed è Lili, tra tutte le ragazze che risponderanno a conquistare la sua attenzione e il suo cuore. E così inizia un amore epistolare, delicato, intenso, che si snoda nell’arco di molti mesi, alimentato solo da centinaia di lettere, qualche telefonata e un unico incontro. Nonostante le condizioni di salute del protagonista di questa storia, nonostante la tragedia umana dell’Olocausto, queste due anime si incontrano e riescono a sposarsi ed a rimanere insieme per cinquantadue anni .

Questa è una storia vera scritta da Pèter Gárdos ….il figlio di Miklós e Lili. Descrive la storia d’amore dei suoi genitori con delicatezza e si sofferma su un aspetto laterale della guerra: le ferite dello spirito, le lacerazioni psicologiche dei sopravvissuti e poi il cammino verso la riscoperta della felicità e di sé stessi come individui, dopo anni in cui la propria identità è stata sepolta sotto un numero tatuato su un braccio. Questa è una storia piccola e straordinaria, che ha il sapore di sentimenti universali: amore, rabbia, dolore, amicizia, dignità, speranza e riscatto. È in questa realizzazione dell’amore il piccolo miracolo, il vero riscatto che getta una luce bianca e pura sul buio insozzato della Storia.

I graffi dell’anima

I graffi dell’anima, tra le mura dell’ospedale psichiatrico di Volterra .

In mostra al Santa Maria della Scala a Siena una parte del muro esterno che NOF4-Fernando Nannetti, lì ricoverato, ha voluto “graffiare”nei momenti di libertà : scrivendo un vero e proprio diario. Sono pagine e pagine della sua vita vera o immaginaria che ha voluto lasciare come testimonianza nel periodo trascorso a Volterra.

Una mostra da vedere…ma soprattutto da sentire!

La vita e i graffiti di Ferdinando Nannetti sono raccontati nel libro dell’architetto Alessandra Cotoloni: “Il Diario di Pietra “.

Frugalità e semplicità

Stare con gli animali ti insegna moltissime cose importanti, soprattutto frugalità e semplicità. Lucky, il mio cane, è felice se sta con me o con la mia compagna, se mangia bene, se usciamo a camminare, se vediamo gli amici. Fine.Di tutti i nostri oggetti non gli interessa nulla, né del telefono, né della macchina, del televisore, né del lavoro, dei libri, dei vestiti. Non gli interessa nemmeno della casa.

Paolo Cognetti