Poesia dell’amore inevitabile

Tu arrivasti nella mia anima quando era dimenticata:

le porte divelte, le sedie nel canale,

le tende cadute, il tetto sradicato,

la tristezza curata come un vaso di fiori.

Con le tue piccole mani di donna laboriosa

ponesti tutte le cose in fila:

lo sguardo al suo posto, al suo posto la rosa,

al suo posto la vita, al suo posto la stuoia.

Lavasti le pareti con uno straccio bagnato

nella tua chiara allegria, nella tua fresca dolcezza,

collocasti la radio nel luogo appropriato

e pulisti la stanza di sangue e spazzatura.

Ordinasti tutti i libri dispersi

e stendesti il letto nel tuo enorme sguardo,

accendesti le povere lampade spente

e lucidasti i pavimenti di legno consumato.

Fosti d’ un tratto enorme, ampia, potente, forte:

sudasti grandi fatiche lavando arnesi vecchi.

Apprendesti che nella mia anima d’avanzo era la morte

e tirasti all’orto con pezzi di specchio.

Jorge Debravo

Foto di Alfred Einsenstaedt-lungosenna-Parigi-1962

L’arte di correre

Una volta usciti dalla prima giovinezza, nella vita è necessario stabilire delle priorità. Una sorta di graduatoria che permetta di distribuire al meglio tempo ed energia. Se entro una certa età non si definisce in maniera chiara questa scala dei valori, l’esistenza, finisce col perdere il suo punto focale, e di conseguenza anche le sfumature.

L’essere umano prima o poi, non c’è bisogno di dirlo, viene sconfitto. Il fisico, col passare del tempo, inevitabilmente si degrada. Presto o tardi batte in ritirata, e poi sparisce. E se il corpo viene meno, anche lo spirito, probabilmente, non sa più dove andare. Di questo sono ben consapevole. Tuttavia vorrei poter ritardare almeno un poco questo momento, cioè il momento in cui la mia forza vitale cederà agli elementi tossici e si lascerà sopraffare. È questo il mio obbiettivo in quanto scrittore. Attualmente non ho tempo per declinare. Quindi, anche se mi sento dire che ” uno come me non è un artista “, continuo a correre.

Haruki Murakami-L’arte di correre-2007

Foto tratta da Google: Castiglione d’Orcia- Val d’Orcia-Siena .

Spesso la musica mi porta via come fa il mare

La musica è semplicemente là per parlare di ciò di cui la parola non può parlare. In questo senso, la musica non è del tutto umana. (Pascal Quignard)

La musica ha un grande potere: ti riporta indietro nel momento in cui ti porta avanti, così che provi , contemporaneamente, nostalgia e speranza. (Nick Hornby)

Ciò che non si può dire e ciò che non si può tacere, la musica lo esprime. (Victor Hugo)

Spesso la musica mi porta via come fa il mare. (Baudelaire)

Foto Marilyn Monroe presa da Google.

“Li maccheroni di Napoli”

La prima attestazione degli spaghetti in Italia si ritrova nel Libro di Ruggero pubblicato nel 1154 in Sicilia ai tempi di Ruggero .Viene descritta un’industria a 30 Km da Palermo dove si fabbricava una pasta a forma di fili chiamata: “itrya” ( dall’arabo: focaccia fine tagliata a strisce) che veniva spedita con le navi per tutta l’area del Mediterraneo. All’inizi del diciannovesimo secolo a Napoli prendeva avvio una prima meccanizzazione nella produzione delle paste alimentari. Nell’opera del commediografo napoletano Antonio Viviani: “Li maccheroni di Napoli ” del 1824, compare per la prima volta il termine: spaghetti.

In origine gli spaghetti erano conditi perlopiù con olio d’oliva , formaggio e pepe. Solo verso la fine del diciassettesimo secolo si afferma l’uso di condire la pasta con il sugo di pomodoro. La prima testimonianza la si ritrova in un presepe napoletano, nella Reggia di Caserta, nel quale due contadini arrotolano attorno alla forchetta i primi spaghetti colorati di rosso.

Foto di Alfred Einsenstaedt-Napoli-1932

Notizie prese da Wikipedia.