Firenze,venerdì  4 – novembre -1966

Con tanta commozione ricordo quei giorni drammatici di cinquant’anni fa. Mi trovavo a Firenze e ricordo il cielo plumbeo e la pioggia inesorabilmente incessante e l’acqua sporca, melmosa che saliva a vista d’occhio sopra i marciapiedi e inondava tutte le strade.Con i miei genitori provenivo da Milano ed eravamo diretti in Val d’Orcia per trascorrere qualche giorno di vacanza, ma il crollo dei ponti ci intrappolo’ all’interno di Firenze. Avevo 8 anni, percepii subito il pericolo e  scongiurai mio padre  di portarmi via di lì, in quanto non sapevo nuotare. . . . Ci accolsero dei parenti fiorentini e passammo lì i nostri giorni, in questa casa senza luce, acqua, riscaldamento.Ma eravamo al sicuro in un piano alto ed anche con una sorta di allegra ironia, come solo i fiorentini possono avere.  Dalla finestra si vedeva passare di tutto, dalle auto agli animali .Passati i tre giorni, cominciarono a percorrere le strade i camion dei militari, che distribuivano latte, biscotti e altro cibo.

E poi, eccoli in una babele di lingue :gli Angeli del fango -“Si calano nel buio della melma. ….I giovani beats, che hanno dato un esempio meraviglioso. . . . di prestare la propria forza e il proprio entusiasmo per la salvezza di un bene comune. Onore ai beats, onore agli angeli del fango. “Questo articolo è stato scritto da Giovanni Grazzini il 10 -novembre – 1966 per il Corriere della Sera. 

Penso il 4 -novembre di tornare a Firenze. . .per ricordare. Dani 

Ma se è tutto qui il male! Nelle parole! 

Abbiamo tutti dentro un mondo di cose :ciascuno un suo mondo di cose! E come possiamo intenderci, signore, se nelle parole ch’io dico metto il senso e il valore delle cose come sono dentro di me; mentre chi le ascolta, inevitabilmente le assume col senso e col valore che hanno per sé, del mondo com’egli l’ha dentro? Crediamo di intenderci; non ci intendiamo mai! 

Luigi Pirandello -Sei personaggi in cerca di autore 

Dipinto di Renato Guttuso -L’incomunicabilita’(1980 )

L’amore è. . . . 

L’amore è sofferenza, pianto, gioia, sorriso. L’amore è felicità, tristezza e tormento. Non si ama col cuore si ama con l’anima che si impregna di storia, non si ama se non si soffre e non si ama se non si ha paura di perdere. Ma quando ami vivi, forse male, forse bene, ma vivi. Allora muori quando smetti di amare, scompari quando non sei più amato. Se l’amore ti ferisce, cura le tue cicatrici e credici , sei vivo. Perché vivi per chi ami e per chi ti ama. 

Alda Merini 

Foto Brassai 

Ascolto una canzone 

Ogni giorno dovremmo ascoltare almeno una canzone, leggere una bella poesia, vedere un bel quadro e , se possibile, dire qualche parola ragionevole. Johan Wolfgang von Goethe 

Nulla apre gli occhi della memoria come una canzone. Stephen King 

Tu mi ricordi una poesia che non riesco a ricordare /una canzone che non è mai esistita /e un posto in cui non devo essere mai stato. Efraim Medina Reyes 

Un uomo non può essere ebbro di un romanzo o di un quadro, ma può ubriacarsi della Nona di Beethoven, della Sonata per due pianoforti e percussione di Bartok o di una canzone dei Beatles. Milan Kundera 

Foto Juliette Greco -Saint Germain de Press -Paris -foto presa da Pinterest 

Conosco delle barche 

Conosco delle barche/ che restano nel porto per paura /che le correnti le trascinino via con troppa violenza. 

Conosco delle barche che arrugginisco in porto /per non aver mai rischiato una vela fuori. 

Conosco delle barche che si dimenticano di partire /hanno paura del mare a furia di  invecchiare/e le onde non le hanno mai portate altrove, /il loro viaggio è finito ancora prima di iniziare. 

Conosco delle barche talmente incatenate /che hanno disimparato come liberarsi. 

Conosco delle barche che restano ad ondeggiare /per essere veramente sicure di non capovolgersi. 

Conosco delle barche che vanno in gruppo /ad affrontare il vento forte al di là della paura. /Conosco delle barche che si graffiano un po’/sulle rotte dell’oceano ove le porta il loro gioco. 

Conosco delle barche /che tornano in porto lacerate dappertutto, /ma più coraggiose e più forti. 

Conosco delle barche straboccanti di sole /perché hanno condiviso anni meravigliosi. 

Conosco delle barche /che tornano sempre quando hanno navigato/ fino all’ultimo giorno, /e sono pronte a spiegare le loro ali di giganti /perché hanno un cuore a misura di oceano. 

Jacques Brel 

Dipinto :Boats on the Beach at Entretat -(1883 )-Claud Monet 

Ode alla migrazione degli uccelli 

Sulla linea /del mare /verso il Grande Nord /un/fiume /dilatato /nel cielo :/sono gli uccelli /del Sud, /del vento freddo, /che vengono dalle isole, /dalla neve :/i falchi dell’antartico , /i cormorani vestiti /a lutto ,/le procellarie australi dell’esilio. /E verso /le rocce gialle /del Perù, verso le /acque infuocate /della Bassa California /l’incessante fiume /degli uccelli /vola /.Ne appare/uno ,/è /un /punto /smarrito /nello spazio aperto delle nebbie :/dietro vanno le coorti /silenziose, la massa /delle piume, /il tremulo triangolo /che corre sopra /l’oceano freddo, /la sacra /fiumana /palpitante, /la freccia /della nave /migratoria. /Cadaveri di uccelli marini /caddero /sulla sabbia, /piccoli /fagotti /neri /racchiusi /dalle ali brunite /come bare /fabbricate /nel cielo. /E accanto /alle falangi /contratte su /l’inutile /sabbia, /il mare, /il mare che continua,/il tuono bianco e verde delle onde, /l’eternità burrascosa del cielo. /Passano/ gli uccelli ,come/ l’amore ,/cercando fuoco, /volando via /dall’abbandono /verso la luce e le germinazioni ,/uniti nel volo /della vita, /e sulla /linea e le schiume della costa /gli uccelli che cambiano pianeta /colmano /il mare /del loro silenzio d’ali. 

Pablo Neruda