Nubi

Siamo chi va: la nube numerosa

che si disfa a ponente

l’immagine nostra. Incessante

la rosa si converte in altra rosa.

Sei nube e mare, sei smemoratezza.

Sei quello di cui più non ha certezza.

Jorge Luis Borges

Amo il corpo

Amo il corpo

che ancora dorme voltato su un fianco

quando mi sveglio al mattino.

Quello che resta con me solo un’ora

mi tormenta più a lungo.

Ma non ne parliamo più.

L’amore si è decomposto nei lacrimatoi

mentre voleva un dolore violento.

Il muschio si è spuntato sul ricordo.

Troppe volte, inutilmente,

lo sguardo

si è purificato durante la notte

la vena sulla tempia

ha rinnovato il suo sangue.

Piera Oppezzo ( Una lucida disperazione)

L’Envol

“…In questo mondo pastello non c’erano più ostacoli contro cui urtare. Sul catalogo del museo aveva letto questa frase di Folon:” l’acquarello è pochissimo colore e molta acqua.” Pochissimo colore e molta acqua: era proprio il segreto malinconico della felicità .Dietro le colline si affacciava uno sguardo, come un sole di fine autunno in un cielo d’inverno. Il signor Delmas avanzava verso quello sguardo, verso quel se stesso che l’attendeva al di là dei deserti di sabbia. …”

Philippe Delerm ( L’envol )- traduzione di Marcello Comitini.

Grazie Marcello per avermi fatto conoscere questo racconto così malinconicamente intenso e delicato. Complimenti per la tua magistrale traduzione 🙏

La prima sorsata di birra

“La prima sorsata di birra, le more nei boschi d’estate, le conversazioni attorno al tavolo di cucina sgranando piselli, il profumo delle mele in cantina, la voce di chi si ama che dice più di quanto dicano le parole, il rosso cupo di un bicchiere di Porto da centellinare, il lieve fruscio della dinamo contro la ruota durante una pedalata notturna…Istanti preziosi, che vanno colti nella loro immediatezza e assaporati con tranquillità. “

Philippe Delerm ( La prima sorsata di birra e altri piccoli piaceri della vita)

Le cose sparse

Ferdinando Scianna-Sicilia

Tutte queste cose sparse

che mi organizzano i gesti

i pensieri i battiti del cuore.

Io vado e vengo molto indaffarata

come se avessi una cappa casalinga

che mi batte sulla testa

e nessuna donna

potesse darmi una mano per tirarla via.

Sono cose sparse nella mente.

Le tratto come utensili da cucina

perché mia madre lottava con queste cose

che la sbattevano su e giù

e nella mente non trovava mai un angolo libero.

Io che avrei solo la mente da riempire

quando voglio fare ordine

seguo lo stesso principio ansioso,

mettendo una cosa su l’altra

perché niente resti indietro.

Come se non potessi proprio

concedermi il lusso di un po’ di disordine.

Piera Opezzo